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“Sudan in fiamme: cause, schieramenti e interessi dietro la crisi umanitaria più grave del pianeta”

Lynsey Addario per The Atlantic

La foto di copertina è di Lynsey Addario per The Atlantic

Stiamo seguendo da diverso tempo il gravissimo conflitto che da tre anni insanguina il Sud Sudan. Morti, violenze, devastazioni  che rendono la vita degli abitanti un inferno. Non è facile districarsi, capire chi come e il perchè di questa guerra. Ci proviamo con questo contributo che cerca di fornire delle coordinate per tentare di capire quanto accade sul campo. Un sorte di guidaa alle cause, agli schieramenti e alle interferenze esterne nel conflitto che devasta il paese africano.

Il tsto che abbiamo elaborato citando varie fonti

La premessa necessaria: Sudan vs. Sud Sudan

Prima di tutto una chiarificazione geografica: il Sudan e il Sud Sudan sono due stati distinti. Il Sud Sudan si è separato dal Sudan nel 2011 a seguito di un lungo conflitto. È il Sudan — quello del nord, con capitale Khartoum — a essere oggi teatro della guerra più devastante del pianeta. Il Sud Sudan è invece uno dei paesi che ospita i milioni di profughi in fuga dal conflitto.

 

 

 

Il testo che abbiamo elaborato con la citazione delle varie fonti.

  1. Le radici storiche
  2. I due protagonisti
  3. Coalizioni, non monoliti
  4. La situzione sul campo oggi
  5. Le forze esterne: una guerra per procura
  6. Il bilancio umano: la peggiore crisi al mondo
  7. Prospettive: nessuna via d’uscita in vista

 

Le radici storiche: da Bashir all’alleanza tradita

Per capire questo conflitto bisogna tornare indietro di trent’anni. Il conflitto ha le sue radici profondi nella lotta per il potere tra due forze che erano parte della stessa architettura di sicurezza del regime di Omar al-Bashir, durato trent’anni fino al 2019. Vatican News

Le RSF — Rapid Support Forces, Forze di Supporto Rapido — nascono ufficialmente nel 2013 dalle ceneri delle famigerate milizie Janjawid, i “diavoli a cavallo” che nel 2003 si macchiarono di crimini di guerra in Darfur sotto il regime di Omar al-Bashir. Composte principalmente da uomini provenienti dalle tribù arabe nomadi del Sudan occidentale, le RSF furono usate da Bashir per schiacciare la rivolta delle popolazioni non arabe del Darfur. Il Fatto Quotidiano

Dopo la caduta di Bashir nel 2019, la transizione verso la democrazia sembrò possibile ma fu di breve durata. I due schieramenti erano un tempo alleati: nel 2021 avevano preso insieme il potere con un colpo di Stato. Ma quell’alleanza si è presto spezzata, e dal 2023 sono in guerra per il controllo del Paese. RSI

La scintilla definitiva scoppiò il 15 aprile 2023, quando la rivalità tra le due fazioni si trasformò in guerra aperta.

I due protagonisti

Il generale Abdel Fattah al-Burhan guida le Forze Armate Sudanesi (SAF), l’esercito regolare e il governo internazionalmente riconosciuto con sede a Khartoum. Rappresenta la componente più istituzionale dell’apparato militare, con legami storici all’establishment islamista e alla burocrazia statale.

Il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto “Hemedti”, guida le Rapid Support Forces (RSF). È lui che negli anni ha trasformato quella forza paramilitare in un esercito privato, finanziato attraverso il controllo di miniere d’oro e traffici transfrontalieri. Le RSF hanno persino inviato mercenari nei conflitti di Yemen e Libia, consolidando la propria potenza militare ed economica. Il Fatto Quotidiano

Coalizioni, non monoliti

Nessuno dei due schieramenti è un blocco compatto. Entrambe le parti in guerra sono espressione di coalizioni di gruppi diversi. Il Movimento islamico sudanese — zoccolo duro del regime di al-Bashir — ha rialzato la testa già subito dopo il colpo di Stato del 2021, e con l’inizio della guerra si sono aggiunte una serie di milizie di stampo islamista e jihadista che combattono insieme all’esercito, oltre a milizie locali che hanno anche cambiato sponda più di una volta. Vatican News

Alcuni gruppi hanno negoziato la propria partecipazione alle due coalizioni in cambio di fette di potere e libertà d’azione a livello locale. La lealtà di queste milizie, come anche quella dei singoli combattenti, è però volatile e del tutto strumentale. Ilcaffegeopolitico

La situazione sul campo oggi

Ormai il conflitto divampa in quasi tutte le regioni del Paese, in particolare il Darfur. Nel maggio del 2024 le RSF hanno espugnato El-Fasher dopo oltre un anno di assedio. La cittadina — ultima ancora in mano ai governativi — è stata presa per fame e alla sua caduta i paramilitari hanno massacrato la popolazione civile, segnando una delle pagine più nere della storia di un conflitto brutale. ISPI

L’esercito, nelle ultime settimane, è riuscito a riconquistare buona parte di Khartoum, Bahri e Omdurman, che formano un grande conglomerato urbano e metropolitano. Le RSF, ritiratesi dalla capitale, hanno consolidato il proprio controllo sulle regioni sud-occidentali del Paese, riuscendo a sferrare attacchi con droni su Port Sudan e Kassala. Ilcaffegeopolitico

La situazione rischia di trasformarsi in una partizione di fatto del paese: dopo la caduta di El-Fasher tutto il Darfur è passato saldamente nelle mani delle RSF, che hanno nominato un governo parallelo a quello di Khartoum. Seppur non riconosciuto a livello internazionale, il governo ribelle minaccia la secessione dal resto del paese. ISPI

Le forze esterne: una guerra per procura

Il conflitto è diventato il teatro di rivalità regionali e globali, con potenze straniere che sostengono uno o l’altro campo in funzione dei propri interessi.

Sul fronte delle SAF (esercito governativo):

  • Per gentile concessione di Sara de Simone (UNITrento)
    Per gentile concessione Sara de Simone (ISPI)

    Egitto: Il generale Al-Burhan ha un legame solido con il presidente dell’Egitto Abdel-Fattah al-Sisi. L’Egitto ha sempre avuto una forte influenza sul Sudan e dall’inizio del conflitto Il Cairo rifornisce di armi e istruttori le Forze di Difesa Sudanesi. ISPI

  • Russia: Da Mosca sono arrivati tank, caccia e tecnologie d’avanguardia, mentre la Russia ha ottenuto l’assenso definitivo del regime sudanese alla realizzazione di una propria base navale sul Mar Rosso, con una concessione di 25 anni. Pagine Esteri
  • Iran: Teheran ha fornito i droni Mohajer-6, aiutando al contempo le SAF ad avviare la produzione di una versione locale dei velivoli senza pilota iraniani. Pagine Esteri
  • Eritrea: si è schierata con al-Burhan, impegnandosi ad addestrare militari sudanesi.

Sul fronte delle RSF (paramilitari):

  • Emirati Arabi Uniti: Le Nazioni Unite hanno più volte denunciato nei loro rapporti che le forze di Hemedti agiscano con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, che li hanno utilizzati anche come mercenari per combattere contro gli Houthi in Yemen e li rifornirebbero di armi e droni attraverso il Ciad. ISPI La questione è diventata talmente grave che il 6 maggio 2025 il governo sudanese ha interrotto i rapporti diplomatici con gli Emirati. Wikipedia
  • Kenya: Le RSF godono del supporto diplomatico del Kenya, la cui decisione di ospitare la conferenza fondativa del governo parallelo delle RSF ha causato la rottura diplomatica con al-Burhan. Ilcaffegeopolitico
  • Reti regionali di traffico d’armi: Hemedti riceve rifornimenti di armi e mercenari attraverso Ciad, Repubblica Centrafricana e Libia. Ilcaffegeopolitico

Il bilancio umano: la peggiore crisi al mondo

Le cifre sono difficilmente immaginabili. Più di 13 milioni di profughi su 42 milioni di abitanti, 200mila vittime e una grave crisi umanitaria e alimentare a cui si affiancano violenze sistematiche, stupri e riduzione in schiavitù. ISPI

Secondo le Nazioni Unite, oltre 33,7 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, pari al 65% della popolazione sudanese. Si stima che 19 milioni di persone si trovino ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. Consilium

Entrambe le parti sono state accusate di crimini di guerra da organizzazioni per i diritti umani e dalle Nazioni Unite. L’esercito è responsabile di bombardamenti indiscriminati contro mercati affollati, spesso nel Darfur. Le RSF sono invece accusate di pulizia etnica e genocidio. RSI

Prospettive: nessuna via d’uscita in vista

Incapaci di decisive avanzate in quella che è ormai una guerra di logoramento, i rivali cercano supporto sia sul piano interno, alleandosi con altri gruppi, sia a livello internazionale. Gli sviluppi alimentano timori per la frammentazione del paese in uno scenario “libico”, con governi rivali che si fanno la guerra sostenuti da attori diversi. Ilcaffegeopolitico

La comunità internazionale ha tentato mediazioni senza successo. Il 15 aprile 2025, Londra ha ospitato una conferenza internazionale con la Francia, l’Unione Europea e altri partner. Il comunicato finale ha riaffermato il sostegno alla sovranità sudanese, ma nessuna delle due parti in conflitto vi ha partecipato. Agenziastampaitalia

Il Sudan entra oggi nel suo quarto anno di guerra, con milioni di persone che muoiono di fame, malattia e violenza nell’indifferenza quasi totale dell’opinione pubblica mondiale — eclissato dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, ma non per questo meno devastante.

 

Per capire questo conflitto bisogna tornare indietro di trent’anni. Il conflitto ha le sue radici profondi nella lotta per il potere tra due forze che erano parte della stessa architettura di sicurezza del regime di Omar al-Bashir, durato trent’anni fino al 2019. Vatican News

Le RSF — Rapid Support Forces, Forze di Supporto Rapido — nascono ufficialmente nel 2013 dalle ceneri delle famigerate milizie Janjawid, i “diavoli a cavallo” che nel 2003 si macchiarono di crimini di guerra in Darfur sotto il regime di Omar al-Bashir. Composte principalmente da uomini provenienti dalle tribù arabe nomadi del Sudan occidentale, le RSF furono usate da Bashir per schiacciare la rivolta delle popolazioni non arabe del Darfur. Il Fatto Quotidiano

Dopo la caduta di Bashir nel 2019, la transizione verso la democrazia sembrò possibile ma fu di breve durata. I due schieramenti erano un tempo alleati: nel 2021 avevano preso insieme il potere con un colpo di Stato. Ma quell’alleanza si è presto spezzata, e dal 2023 sono in guerra per il controllo del Paese. RSI

La scintilla definitiva scoppiò il 15 aprile 2023, quando la rivalità tra le due fazioni si trasformò in guerra aperta.

I due protagonisti

Il generale Abdel Fattah al-Burhan guida le Forze Armate Sudanesi (SAF), l’esercito regolare e il governo internazionalmente riconosciuto con sede a Khartoum. Rappresenta la componente più istituzionale dell’apparato militare, con legami storici all’establishment islamista e alla burocrazia statale.

Il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto “Hemedti”, guida le Rapid Support Forces (RSF). È lui che negli anni ha trasformato quella forza paramilitare in un esercito privato, finanziato attraverso il controllo di miniere d’oro e traffici transfrontalieri. Le RSF hanno persino inviato mercenari nei conflitti di Yemen e Libia, consolidando la propria potenza militare ed economica. Il Fatto Quotidiano

Coalizioni, non monoliti

Nessuno dei due schieramenti è un blocco compatto. Entrambe le parti in guerra sono espressione di coalizioni di gruppi diversi. Il Movimento islamico sudanese — zoccolo duro del regime di al-Bashir — ha rialzato la testa già subito dopo il colpo di Stato del 2021, e con l’inizio della guerra si sono aggiunte una serie di milizie di stampo islamista e jihadista che combattono insieme all’esercito, oltre a milizie locali che hanno anche cambiato sponda più di una volta. Vatican News

Alcuni gruppi hanno negoziato la propria partecipazione alle due coalizioni in cambio di fette di potere e libertà d’azione a livello locale. La lealtà di queste milizie, come anche quella dei singoli combattenti, è però volatile e del tutto strumentale. Ilcaffegeopolitico

La situazione sul campo oggi

Ormai il conflitto divampa in quasi tutte le regioni del Paese, in particolare il Darfur. Nel maggio del 2024 le RSF hanno espugnato El-Fasher dopo oltre un anno di assedio. La cittadina — ultima ancora in mano ai governativi — è stata presa per fame e alla sua caduta i paramilitari hanno massacrato la popolazione civile, segnando una delle pagine più nere della storia di un conflitto brutale. ISPI

L’esercito, nelle ultime settimane, è riuscito a riconquistare buona parte di Khartoum, Bahri e Omdurman, che formano un grande conglomerato urbano e metropolitano. Le RSF, ritiratesi dalla capitale, hanno consolidato il proprio controllo sulle regioni sud-occidentali del Paese, riuscendo a sferrare attacchi con droni su Port Sudan e Kassala. Ilcaffegeopolitico

La situazione rischia di trasformarsi in una partizione di fatto del paese: dopo la caduta di El-Fasher tutto il Darfur è passato saldamente nelle mani delle RSF, che hanno nominato un governo parallelo a quello di Khartoum. Seppur non riconosciuto a livello internazionale, il governo ribelle minaccia la secessione dal resto del paese. ISPI

Le forze esterne: una guerra per procura

Il conflitto è diventato il teatro di rivalità regionali e globali, con potenze straniere che sostengono uno o l’altro campo in funzione dei propri interessi.

Sul fronte delle SAF (esercito governativo):

  • Egitto: Il generale Al-Burhan ha un legame solido con il presidente dell’Egitto Abdel-Fattah al-Sisi. L’Egitto ha sempre avuto una forte influenza sul Sudan e dall’inizio del conflitto Il Cairo rifornisce di armi e istruttori le Forze di Difesa Sudanesi. ISPI
  • Russia: Da Mosca sono arrivati tank, caccia e tecnologie d’avanguardia, mentre la Russia ha ottenuto l’assenso definitivo del regime sudanese alla realizzazione di una propria base navale sul Mar Rosso, con una concessione di 25 anni. Pagine Esteri
  • Iran: Teheran ha fornito i droni Mohajer-6, aiutando al contempo le SAF ad avviare la produzione di una versione locale dei velivoli senza pilota iraniani. Pagine Esteri
  • Eritrea: si è schierata con al-Burhan, impegnandosi ad addestrare militari sudanesi.

Sul fronte delle RSF (paramilitari):

  • Emirati Arabi Uniti: Le Nazioni Unite hanno più volte denunciato nei loro rapporti che le forze di Hemedti agiscano con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, che li hanno utilizzati anche come mercenari per combattere contro gli Houthi in Yemen e li rifornirebbero di armi e droni attraverso il Ciad. ISPI La questione è diventata talmente grave che il 6 maggio 2025 il governo sudanese ha interrotto i rapporti diplomatici con gli Emirati. Wikipedia
  • Kenya: Le RSF godono del supporto diplomatico del Kenya, la cui decisione di ospitare la conferenza fondativa del governo parallelo delle RSF ha causato la rottura diplomatica con al-Burhan. Ilcaffegeopolitico
  • Reti regionali di traffico d’armi: Hemedti riceve rifornimenti di armi e mercenari attraverso Ciad, Repubblica Centrafricana e Libia. Ilcaffegeopolitico

Il bilancio umano: la peggiore crisi al mondo

Le cifre sono difficilmente immaginabili. Più di 13 milioni di profughi su 42 milioni di abitanti, 200mila vittime e una grave crisi umanitaria e alimentare a cui si affiancano violenze sistematiche, stupri e riduzione in schiavitù. ISPI

Secondo le Nazioni Unite, oltre 33,7 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, pari al 65% della popolazione sudanese. Si stima che 19 milioni di persone si trovino ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. Consilium

Entrambe le parti sono state accusate di crimini di guerra da organizzazioni per i diritti umani e dalle Nazioni Unite. L’esercito è responsabile di bombardamenti indiscriminati contro mercati affollati, spesso nel Darfur. Le RSF sono invece accusate di pulizia etnica e genocidio. RSI

Prospettive: nessuna via d’uscita in vista

Incapaci di decisive avanzate in quella che è ormai una guerra di logoramento, i rivali cercano supporto sia sul piano interno, alleandosi con altri gruppi, sia a livello internazionale. Gli sviluppi alimentano timori per la frammentazione del paese in uno scenario “libico”, con governi rivali che si fanno la guerra sostenuti da attori diversi. Ilcaffegeopolitico

La comunità internazionale ha tentato mediazioni senza successo. Il 15 aprile 2025, Londra ha ospitato una conferenza internazionale con la Francia, l’Unione Europea e altri partner. Il comunicato finale ha riaffermato il sostegno alla sovranità sudanese, ma nessuna delle due parti in conflitto vi ha partecipato. Agenziastampaitalia

Il Sudan entra oggi nel suo quarto anno di guerra, con milioni di persone che muoiono di fame, malattia e violenza nell’indifferenza quasi totale dell’opinione pubblica mondiale — eclissato dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, ma non per questo meno devastante.

 

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