Dumbanengue e Informal Market: un’altra economia possibile
A Dumbanengue, in Mozambico, e negli Informal Market africani, migliaia di donne, giovani e bambini animano ogni giorno l’economia informale africana — quella fatta di piccoli banchi, baratto, ingegno e relazioni. È un’economia spesso guardata con sufficienza da chi la misura con il metro dello sviluppo occidentale: come un ripiego, una tappa di passaggio verso la “vera” economia.
Serge Latouche, nel suo libro L’altra Africa. Tra dono e mercato (Bollati Boringhieri, 2000), propone una chiave di lettura diversa. Sostiene che guardare l’informale africano solo attraverso la lente della crescita economica porti inevitabilmente a sottovalutarlo, a considerarlo un’economia di espedienti “in mancanza di meglio”. Latouche invita invece a vederlo per quello che è realmente: un “laboratorio del doposviluppo”, un sistema che va giudicato secondo le proprie regole — fondate su relazioni, reciprocità e sopravvivenza dignitosa — e non secondo il paradigma dello sviluppo ufficiale.
Anche noi siamo Dumbanengue.
Crediamo in un’economia della sobrietà e della solidarietà, non in quella dello sfruttamento e dell’ingiustizia. Per questo sosteniamo le cooperative sociali e gli artigiani del commercio equo e solidale del Mozambico — e vi invitiamo a fare lo stesso.

