Contesto
Il Mali è governato dal 2021 da una giunta militare guidata da Assimi Goïta, sostenuta dalle forze russe dell’Africa Corps. La giunta aveva preso il potere in un clima di malcontento per l’insicurezza nel Paese e aveva allontanato le truppe francesi, presenti dal 2013. La regione dell’Azawad, con capoluogo Kidal, era stata riconquistata dalla giunta nel novembre 2023 dopo anni di controllo ribelle.
Gli attacchi coordinati
Due forze distinte hanno colpito in modo coordinato: il Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), composto da separatisti tuareg, e il gruppo jihadista legato ad al-Qaeda JNIM. Il FLA ha conquistato Kidal e Bourem nel nord; i jihadisti hanno attaccato Mopti, Senvaré e la periferia di Bamako. Il colpo più simbolico è stato l’assassinio del ministro della Difesa Sadio Camara davanti alla sua residenza nella capitale.
Le conseguenze
La giunta ha dichiarato un coprifuoco di 72 ore a Bamako ma non è caduta. Ha subito però un grave danno reputazionale: i russi dell’Africa Corps sono stati costretti a lasciare Kidal scortati da forze jihadiste. Circolano voci su una possibile sostituzione di Goïta con Malick Diaw. L’umiliazione russa potrebbe spingere altre giunte del Sahel (es. Burkina Faso) a riconsiderare l’alleanza con Mosca.
Prospettiva generale

Le esultanze occidentali per il “fallimento russo” vanno ridimensionate: chi attacca la giunta sono jihadisti e ribelli con interessi propri. In caso di vittoria, si aprirebbe probabilmente un conflitto interno tra le fazioni per il controllo del territorio. In ogni scenario, a pagare il prezzo più alto sono i maliani
