Universo parallelo. Il paradigma del privilegio
di Nogaye Ndiaye
People Editore, 136 pagine , € 15,00
Nogaye Ndiaye, con questo libro, ha aperto una porta percettiva. Attraverso una scrittura che è insieme lucida e poetica, intima e universale, l’autrice ci guida nell’esplorazione di quella condizione sospesa eppure concreta vissuta da chi appartiene a due culture.
Non si tratta di due universi separati (l’Italia e il Senegal, l’eredità e il presente), ma di dimensioni che coesistono, si scontrano e si fecondano nello stesso individuo. Il “privilegio” di cui parla Ndiaye non è quello economico o sociale, spesso declinato in un’unica direzione. È il paradossale privilegio della doppia appartenenza: una ricchezza di sguardi, linguaggi e memorie che, però, comporta il peso costante della spiegazione, della mediazione e, a volte, della difesa della propria legittimità nello spazio pubblico.
Il libro si snoda tra narrazione autobiografica e riflessione sociologica, senza mai cadere nella retorica o nel manifesto. Le pagine risuonano di episodi di vita quotidiana – da un banco di scuola a una cena in famiglia, da un controllo di documenti a un viaggio “a casa” che non è mai totalmente tale – che diventano microscopiche lenti per osservare i meccanismi più ampi dell’inclusione, dell’esclusione e dello stereotipo.
Il merito maggiore dell’opera sta nella sua capacità di rendere visibile l’invisibile. Ndiaye decostruisce con pazienza e acutezza quelle norme implicite, quei piccoli automatismi dello sguardo e del giudizio che definiscono chi è “interno” e chi è “esterno” a una comunità nazionale. Lo fa senza rancore, ma con una determinazione che invita il lettore a un esame di coscienza.
“Universo parallelo” è, quindi, un libro necessario. È un testo per chi vive in prima persona le diaspore, che qui potranno ritrovarsi e sentirsi narrate. Ma è, forse ancor più, un libro per chi quella condizione la osserva da fuori, per comprenderne la complessità oltre i facili cliché dell’integrazione.
Una lettura che non lascia indifferenti, perché ci ricorda che le identità non sono mai a compartimenti stagni, ma paesaggi in continua evoluzione, e che riconoscere il “paradigma del privilegio” altrui è il primo passo per ripensare il nostro.
Consigliato a: chi è interessato alle tematiche interculturali, alle identità complesse, alla sociologia delle migrazioni e a una letteratura che sappia coniugare profondità di pensiero ed eleganza narrativa.
