
Non è notizia di oggi, ma probabilmente pochi sanno quali ricadute sulla vita di milioni di persone provocate dalle decisioni di Trump di Uscire dall’OMS e di “commissariare” l’Agenzia umnitaria USAID.
USAID, creata nel 1961 dal presidente John F. Kennedy per centralizzare gli aiuti internazionali del paese, è stata fondamentale, soprattuto nel periodo della guerra fredda, per rafforzare una buona immagine degli Stati Uniti nel mondo. Attualmente, USAID impiega più di 10.000 persone, opera in più di 130 paesi ed è la più grande agenzia di aiuti umanitari e cooperazione internazionale al mondo. L’agenzia destina il 34% del suo budget ai programmi di aiuto umanitario, seguito dal 33% a progetti sanitari e dal 13% alla pace e alla sicurezza.
Nel 2024 ha incanalato 40 dei 68 miliardi di dollari spesi dagli Stati Uniti per l’estero, equivalenti a quattro dollari su dieci investiti in azioni umanitarie in tutto il mondo. In totale, il 42% dei fondi gestiti dall’ONU proviene da Washington. Negli ultimi cinque anni, l’Africa subsahariana ha beneficiato di oltre un terzo dei finanziamenti dell’agenzia: dei 20 Paesi che hanno ricevuto il maggior numero di finanziamenti nel 2023 da USAID, 12 si trovavano nel continente africano.
Una delle bufale utilizzate dal governo degli Stati Uniti per tagliare i finanziamenti all’USAID era per finanziare il terrorismo. Trump si è vantato di aver impedito l’invio di 50 milioni di dollari a Gaza per comprare preservativi per Hamas che “sano anche per fare bombe. Probabilmente si è confuso…con un programma analogo in cui appariva il nome Gaza .. solo che questa Gaza si trova in Mozambico.
L’uscita degli Stati Uniti dall’OMS e la fine dell’USAID rappresentano un pericolo per la salute, la sicurezza alimentare e la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Una delle grandi preoccupazioni delle organizzazioni internazionali riguarda i progressi compiuti nella lotta contro l’HIV. Nel 2004, George W. Bush ha lanciato il programma President‘s Emergency Plan for AIDS Relief (PEPFAR), che si stima abbia salvato la vita a quasi 25 milioni di persone nel continente africano. Attualmente, la distribuzione dei fondi dell’agenzia in Africa è particolarmente focalizzata sul Sudafrica, seguito da Mozambico, Nigeria, Zambia e Uganda. Nel caso del Sudafrica, il 17 per cento dei finanziamenti per il programma nazionale per l’HIV proviene dall’agenzia statunitense. A livello globale, il Sudafrica è il paese con il più alto numero di persone che vivono con l’HIV al mondo. Un totale di 8 milioni di persone convivono quotidianamente con il virus e 5,5 milioni ricevono quotidianamente farmaci retrovirali finanziati dal programma americano.Il blocco dei fondi statunitensi è stato una battuta d’arresto per le organizzazioni per i diritti LGBTI come la clinica OUT, situata nella capitale sudafricana, che da 20 anni fornisce supporto quotidiano a quasi 6.000 persone infette da HIV.
La fine dei finanziamenti per l’USAID mette anche a repentaglio anche i progressi compiuti in materia di sicurezza alimentare nel continente. Nel periodo 2022-2023 sono stati registrati circa 153 casi di emergenza umanitaria e il dato è salito a 242 casi nel 2024. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha registrato circa 298,4 milioni di persone in Africa a rischio di carestia nel 2023 . Questa cifra equivale a oltre il 20% della popolazione del continente. Inoltre, l’agenzia stima che più di un miliardo di africani non abbia una dieta sana e che circa il 30% dei bambini africani soffra di rachitismo a causa della malnutrizione.
Molti analisti sottolineano che il vuoto che i finanziamenti statunitensi potrebbero lasciare nel continente sarà sfruttato da altri attori internazionali come la Cina, l’Iran o la Russia, e anche se questo non è del tutto chiaro, c’è una consapevolezza africana di passare da una dipendenza da un partner all’altro. Gli africani ci hanno provato : nel novembre 2023, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato con 125 voti a favore e 48 contrari un’iniziativa guidata dai paesi africani per il coinvolgimento delle Nazioni Unite nella regolamentazione fiscale internazionale. L’obiettivo della misura era quello di facilitare i canali di autofinanziamento per le nazioni del continente. In quell’occasione, gli Stati Uniti, come molte altre potenze europee, hanno votato contro.
In questo momento, la grande sfida per il mondo sta nella sua capacità di modificare le strutture economiche globali che per anni hanno facilitato situazioni di disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo. È il momento di scommettere su modalità autonome di finanziamento, investendo su modelli di solidarietà internazionale basati su posizioni di parità, e di non riprodurre dinamiche inefficienti come quella che si sta sgretolando con i recenti annunci della Casa Bianca.
libera traduzione di TFA da articolo di Juan Torregrosa Rodriguez