Un interessante e utile contributo del filosofo mozambicano Severino Ngoenha, in relazione al “crollo” dell’ordinte internazionale. Qui il testo integrale
Severino analizza il declino dell’ordine internazionale post-1945, costruito su regole e istituzioni che oggi si stanno sgretolando, lasciando spazio a un sistema in cui prevalgono la forza e gli interessi dei più potenti. Per l’Africa, questo significa affrontare una realtà in cui i suoi Stati sono nati dentro regole scritte altrove, spesso senza poter partecipare alla loro definizione.
Il diritto internazionale sta cambiando e l’Africa non può limitarsi a essere un soggetto passivo. La soluzione non è nei singoli Stati isolati, ma nella costruzione di un “popolo africano” unico, che comprende anche la diaspora transcontinentale. La Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli riconosce infatti un diritto collettivo dei popoli all’autodeterminazione, alla gestione delle risorse, e al risarcimento per le ingiustizie storiche, fondando una diversa concezione di soggetto giuridico.
Questo popolo africano transcontinentale deve trasformare appartenenza e memoria condivisa in una forza politica reale, superando le divisioni nazionali. Il panafricanismo rappresenta da sempre questo progetto, oggi rilanciato con urgenza da giovani africani e dalle diaspore che vedono nell’unità una strategia necessaria per esercitare peso nel mondo.
Il IX Congresso Panafricano di Lomé (dicembre 2025) sarà l’occasione per riaffermare tre pilastri fondamentali: giustizia riparativa, riforma del sistema multilaterale e unità tra continente e diaspora. Questi obiettivi richiedono una nuova capacità negoziale collettiva, unitaria e decisa.
In sintesi, Severino invita l’Africa a diventare protagonista del nuovo diritto internazionale, costruendo un soggetto politico e giuridico collettivo in grado di scrivere la propria storia, difendere i propri diritti e rivendicare dignità e giustizia nel mondo. Perché chi non scrive il mondo, ne viene scritto.
