La COP 30 in corso in Brasile, potrebbe essere l’opportunità per l’Africa di trasformare questa COP d’azione, che vanta numerose e sig
nificative assenze, in un forum di responsabilizzazione. Per il continente africano, che contribuisce per meno del 4% alle emissioni globali di gas serra ma subisce gli effetti più devastanti, la posta in gioco è esistenziale. Non si tratta più di negoziare, ma di esigere che gli impegni si traducano in azioni concrete.
“L’ambizione dell’Africa non è in discussione; ciò che manca è l’attuazione.” Questo messaggio inequivocabile è al centro di un nuovo rapporto del think tank keniota Power Shift Africa (PSA), intitolato “Priorità africane per la COP30: Policy Brief“. Riassume la situazione di un continente dissanguato, che si trova ad affrontare una proliferazione di crisi climatiche immediate – siccità storiche, inondazioni mortali, innalzamento del livello del mare – nonostante i finanziamenti promessi siano lenti a concretizzarsi. Dei dieci paesi più colpiti dai cambiamenti climatici al mondo, nove sono africani. Le conseguenze sono molteplici: insicurezza alimentare, sfollamento della popolazione e pressione sui bilanci nazionali. Il continente perde tra il 7% e il 15% del suo prodotto interno lordo a causa dei cambiamenti climatici, eppure riceve meno del 3% dei finanziamenti globali per il clima. Questo divario abissale tra gli impatti subiti e le risorse stanziate sta forgiando una posizione africana più unita e determinata che mai a Belém.

Il capitolo finanziario sarà, come prevedibile, il cardine dei negoziati per le delegazioni africane. Negli ultimi anni, il continente ha compiuto progressi significativi su questo fronte impegnativo. Alla COP26 di Glasgow, si è impegnato a raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento. A Sharm el-Sheikh, durante la COP27, la sua mobilitazione è stata decisiva per la storica creazione del Fondo per le Perdite e i Danni. Tuttavia, il divario rimane evidente: il fabbisogno annuo di adattamento dell’Africa è stimato in 70 miliardi di dollari. Secondo il rapporto PSA , i fondi ricevuti nel 2023 hanno raggiunto solo i 14,8 miliardi di dollari. Nel frattempo, il costo delle perdite e dei danni climatici – quegli impatti a cui non possiamo più adattarci – è stimato tra i 290 e i 440 miliardi di dollari per il periodo 2020-2030.
Mentre Belém accoglie tra i 50.000 e i 60.000 delegati, l’Africa arriva con una legittimità rafforzata e richieste concrete. Non si presenta più semplicemente come una vittima in cerca di giustizia, ma come un partner essenziale per la soluzione globale, sostenitore di un modello di sviluppo resiliente e a basse emissioni di carbonio. La “COP of Action” sarà giudicata sulla base della sua capacità di ascoltare e rispondere a questa voce ormai indispensabile.
Libera traduzione di Time For Africa da MouhametNdiongue (le 360 afrique)
