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		<title>CUBA: Non è il socialismo che fallisce. E&#8217; l&#8217;assedio che uccide</title>
		<link>https://timeforafrica.it/cuba-non-e-il-socialismo-che-fallisce-e-lassedio-che-uccide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 11:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba; Trump; Resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ricovero in ospedale di Allessandro Di Battista (speriamo si risolva tutto per il meglio) ha contribuito a sollevare la...</p>
<p>L'articolo <a href="https://timeforafrica.it/cuba-non-e-il-socialismo-che-fallisce-e-lassedio-che-uccide/">CUBA: Non è il socialismo che fallisce. E&#8217; l&#8217;assedio che uccide</a> proviene da <a href="https://timeforafrica.it">TimeForAfrica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="color: #ff0000;"><strong><span class="light">I<em>l ricovero in ospedale di Allessandro Di Battista (speriamo si risolva tutto per il meglio) ha contribuito a sollevare la questione Cubana che nessuna diplomazia ufficiale vuole vedere , mentre i media si girano dall&#8217;altra parte, un semplice viaggio riaccende una domanda che la politica italiana evita da anni: chi ha davvero prodotto questa crisi, e perché nessuno lo dice ad alta voce?</em></span></strong></span></p>
<p dir="ltr"><strong><span style="color: #333333;">Il nostro punto di vista:</span></strong></p>
<h6 dir="ltr">Cuba non è mai stata lasciata in pace</h6>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Sessantacinque anni di blocco economico non sono un incidente della storia.</strong> Sono una politica, voluta, mantenuta, aggiornata di amministrazione in amministrazione — democratica o repubblicana che fosse — con un solo obiettivo dichiarato fin dal principio: piegare un piccolo paese caraibico reo di aver scelto la propria strada.</span></p>
<h6 dir="ltr">Una linea che non si è mai spezzata</h6>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;">Dal 1960 a oggi, contro Cuba si sono susseguiti: un embargo commerciale, finanziario e creditizio tra i più duri e duraturi della storia moderna; un&#8217;invasione fallita (Baia dei Porci, 1961); anni di operazioni clandestine di sabotaggio e destabilizzazione (Operazione Mongoose); decine di <a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/soy_cuba__-1.jpg"><img class="wp-image-34872 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/soy_cuba__-1.jpg" alt="" width="218" height="273" /></a>tentativi documentati di assassinio di Fidel Castro; leggi extraterritoriali che colpiscono paesi terzi per il solo fatto di commerciare con l&#8217;Avana (Torricelli Act 1992, Helms-Burton 1996). Ogni anno, quasi tutti i paesi del mondo — inclusi gli alleati storici di Washington — votano all&#8217;ONU per chiedere la fine del blocco. Ogni anno gli Stati Uniti (con Israele) votano contro. Non è più opinione: è un dato che si ripete da oltre trent&#8217;anni, quasi senza eccezioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;">Chi conosce anche solo superficialmente questa storia — e non serve essere marxisti per farlo, basta leggere i documenti declassificati del Dipartimento di Stato — sa che l&#8217;obiettivo dichiarato negli anni &#8217;60 era esplicito: creare &#8220;disillusione e sfiducia&#8221; attraverso &#8220;difficoltà economiche&#8221; per portare &#8220;fame, disperazione e rovesciamento del governo&#8221;. Non è un&#8217;interpretazione: è scritto nei memorandum.</span></p>
<h6 dir="ltr">Il presente ha un nome e un cognome</h6>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;">Se qualcuno pensava che il record di ostilità appartenesse al passato, gli ultimi mesi lo smentiscono. <strong>L&#8217;amministrazione Trump ha rimesso Cuba nella lista degli &#8220;Stati sponsor del terrorismo&#8221; — una designazione che blocca l&#8217;accesso a finanziamenti internazionali, spaventa banche e fornitori terzi, e colpisce prima di tutto sanità e importazione di beni essenziali, non certo un&#8217;élite di potere che i mezzi per arrangiarsi li trova sempre. Ha inasprito le sanzioni sul settore energetico e sulle rimesse.</strong> E a orientare questa linea c&#8217;è, non a caso, Marco Rubio: cubano-americano di Miami, tra i falchi anti-castristi più storicamente intransigenti del Congresso USA, oggi ai vertici della politica estera americana — un uomo che della propria origine cubana ha fatto, per tutta la carriera politica, non un ponte ma un&#8217;arma.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Il risultato è una popolazione allo stremo</strong>: blackout prolungati, carenza di farmaci, carburante razionato, un&#8217;emigrazione di massa senza precedenti dal 1959. Chi guarda solo a questo e conclude &#8220;ecco, il socialismo fallisce sempre&#8221; sceglie di non vedere la variabile più semplice e più documentata: un paese sotto assedio economico permanente da oltre sei decadi non fallisce nel vuoto.</span></p>
<h6 dir="ltr">Sì, anche Cuba ha le sue colpe</h6>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Non si tratta di negare gli errori interni: un&#8217;economia centralizzata rigida, una burocrazia spesso inefficiente, un&#8217;élite di potere che non sempre ha condiviso i sacrifici richiesti al resto della popolazione, un pluralismo politico limitato.</strong> Chi ama Cuba per la sua storia di dignità e resistenza non le deve sconti facili. Ma pretendere di giudicare i risultati di un sistema economico senza tener conto che gli è stato impedito, sistematicamente e deliberatamente, l&#8217;accesso a credito, mercati, tecnologia e persino farmaci prodotti con più del 10% di componenti americani — questo non è analisi, è comodo revisionismo.</span></p>
<h6 dir="ltr">E l&#8217;Italia guarda altrove</h6>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Mentre la crisi umanitaria si aggrava, l&#8217;Italia</strong> — paese che pure ha relazioni diplomatiche e storiche solide con Cuba — <strong>resta silenziosa.</strong> Nessuna voce forte in sede europea per chiedere la fine del blocco, nessuna pressione reale, <strong>nessuna solidarietà concreta all&#8217;altezza della retorica di amicizia dei decenni passati</strong>. Si preferisce il silenzio diplomatico, comodo e a costo zero, mentre a pagare il conto sono ospedali senza farmaci e famiglie senza elettricità.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>La solidarietà non è un gesto simbolico quando il problema è strutturale. È una scelta politica precisa: o si nomina chi ha creato questa crisi, o si finisce per esserne complici col silenzio. <a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/Manifesti-offensivi-popolo-cubano.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-34873" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/Manifesti-offensivi-popolo-cubano.jpg" alt="" width="1024" height="855" /></a></strong></p>
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		<title>Sliman Mansour: se ne va la memoria dipinta della Palestina</title>
		<link>https://timeforafrica.it/sliman-mansour-se-ne-va-la-memoria-dipinta-della-palestina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 04:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sliman Mansour è venuto a mancare ieri, 24 agosto, all&#8217;età di 79 anni. Con la sua scomparsa, la Palestina perde...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Sliman_Mansour"><span style="color: #0000ff;"><strong>Sliman Mansour</strong></span> </a>è venuto a mancare ieri, 24 agosto, all&#8217;età di 79 anni. Con la sua scomparsa, la Palestina perde uno dei suoi artisti più rappresentativi, e il mondo dell&#8217;arte un testimone che per oltre cinquant&#8217;anni ha trasformato la pittura in un atto di resistenza e di memoria.</p>
<h6 dir="ltr">Un pittore, una nazione</h6>
<p dir="ltr">Nato a Birzeit nel 1947, Mansour ha attraversato l&#8217;intera storia contemporanea della Palestina raccontandola attraverso i suoi quadri: i volti dei contadini, le donne che portano ceste di frutta sul capo, i paesaggi collinari della Cisgiordania, le porte e le finestre di Gerusalemme.</p>
<p dir="ltr"><a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/Sliman-images-4.jpeg"><img class=" wp-image-34838 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/Sliman-images-4.jpeg" alt="" width="215" height="318" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/Sliman-images-4.jpeg 455w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/Sliman-images-4-203x300.jpeg 203w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /></a>La sua opera più celebre, &#8220;Camel of Hardships&#8221; (Il cammello dei sacrifici), è diventata negli anni una delle immagini simbolo della resistenza culturale palestinese: un uomo curvo sotto il peso di Gerusalemme, portata come un fardello e insieme come una promessa.</p>
<p dir="ltr">Negli anni &#8217;70 e &#8217;80, Mansour è stato tra i protagonisti della nascita di un movimento artistico palestinese autonomo, che rifiutava i materiali e i codici imposti dall&#8217;occupazione per affermare un&#8217;identità visiva propria — utilizzando persino fango, henné e caffè al posto dei colori, quando le autorità israeliane arrivarono a proibire l&#8217;uso dei colori della bandiera palestinese nelle opere d&#8217;arte. Le sue opere sono state sequestrate, censurate, e lui stesso più volte fermato: la pittura, per Mansour, non è mai stata un gesto neutro, ma una forma di resistenza quotidiana.</p>
<h6 dir="ltr">L&#8217;impegno che continua</h6>
<p dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Proprio in questi giorni, insieme all&#8217;Arca della Pace e a Time For Africa, stiamo lavorando all&#8217;organizzazione di una mostra a Udine dedicata alle sue opere, sostenuta da una campagna di crowdfunding per l&#8217;acquisto delle stampe da esporre.</strong></span> Un progetto nato prima di questa notizia, che ora assume un significato ulteriore: non solo un omaggio, ma un modo concreto per continuare a far conoscere il suo sguardo sulla Palestina e per sostenere la resistenza culturale di un popolo.</p>
<p dir="ltr"><span style="color: #ff0000;"><strong>Le informazioni sulla mostra e sulla campagna di crowdfunding saranno pubblicate a breve su questo sito.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><em>La sua arte resta, e con essa l&#8217;impegno di chi crede che la cultura sia una delle forme più potenti per custodire la dignità di un popolo.</em></p>
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		<title>Solidarietà a padre Jacques e all&#8217;Arca della Pace</title>
		<link>https://timeforafrica.it/solidarieta-a-padre-jacques-e-allarca-della-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 06:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Gisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[PALESTINA]]></category>
		<category><![CDATA[Taybe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi soldati dell&#8217;IDF sono entrati nel monastero di Taybeh, in Cisgiordania, puntando un fucile contro Padre Jacques —...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Nei giorni scorsi soldati dell&#8217;IDF sono entrati nel monastero di Taybeh, in Cisgiordania, puntando un fucile contro Padre Jacques — animatore dell&#8217;associazione <em>L&#8217;Arca della Pace</em> (<span style="color: #0000ff;"><strong><a class="underline underline underline-offset-2 decoration-1 decoration-current/40 hover:decoration-current focus:decoration-current" style="color: #0000ff;" href="https://www.avvenire.it/mondo/cisgiordania-i-soldati-dellidf-nel-monastero-di-taybeh-mi-hanno-puntato-un-fucile-addosso_111992">Avvenire</a>).</strong></span></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr"><a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/PROGETTO_GENERICO_275-1769791454237.jpg-padre_jack__l_eremita__che_ha_scelto_la_pace-1.jpg"><img class="size-full wp-image-34830 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/PROGETTO_GENERICO_275-1769791454237.jpg-padre_jack__l_eremita__che_ha_scelto_la_pace-1.jpg" alt="" width="480" height="270" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/PROGETTO_GENERICO_275-1769791454237.jpg-padre_jack__l_eremita__che_ha_scelto_la_pace-1.jpg 480w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/08/PROGETTO_GENERICO_275-1769791454237.jpg-padre_jack__l_eremita__che_ha_scelto_la_pace-1-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a>Un episodio che si inserisce in un contesto sempre più difficile per le comunità cristiane e palestinesi della Cisgiordania, esposte alla pressione di coloni israeliani che tentano di scacciarle dalle proprie terre.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Come <strong>Time For Africa</strong> crediamo che la risposta a questi episodi passi anche dal sostegno concreto a chi resiste sul territorio. Per questo abbiamo sviluppato — e presentato alla <strong>Regione Friuli Venezia Giulia</strong> nell&#8217;ambito dei progetti di cooperazione internazionale — un progetto per rafforzare la capacità di accoglienza di questo avamposto cristiano e la sua collaborazione con la popolazione palestinese.</p>
<p dir="ltr">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Ci auguriamo che episodi come questo vengano fermamente condannati, e che la Regione FVG scelga di sostenere questo progetto di pace e resistenza nonviolenta.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">#PadreJacques #ArcaDellaPace #Taybeh #Cisgiordania #Palestina #TimeForAfrica #CooperazioneInternazionale #RegioneFVG #Pace</p>
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		<title>Ceuta, Schengen e la propaganda delle destre internazionali che non sta in piedi</title>
		<link>https://timeforafrica.it/ceuta-schengen-e-la-propaganda-delle-destre-internazionali-che-non-sta-in-piedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 17:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi alla frontiera di Ceuta è diventata in pochi giorni un caso politico su tre fronti : Roma, Madrid...</p>
<p>L'articolo <a href="https://timeforafrica.it/ceuta-schengen-e-la-propaganda-delle-destre-internazionali-che-non-sta-in-piedi/">Ceuta, Schengen e la propaganda delle destre internazionali che non sta in piedi</a> proviene da <a href="https://timeforafrica.it">TimeForAfrica</a>.</p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">La crisi alla frontiera di Ceuta è diventata in pochi giorni un caso politico su tre fronti : Roma, Madrid e persino Washington , prima ancora di essere affrontata per quello che è: un problema di gestione di frontiera con precise regole giuridiche, che la propaganda di destra, italiana e spagnola, sta deliberatamente ignorando.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Il Governo italiano non ci ha pensato su molto: <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/07/30/tajani-favorevole-alla-chiusura-di-schengen-con-la-spagna_5ea7999e-0f6c-4d05-822d-d567069cd242.html">prima Tajani</a></strong></span>, poi<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://x.com/GiorgiaMeloni/status/2082908470626422832"> Meloni</a></strong></span> si sono lanciati sui fatti di Ceuta piegandoli a fini di propaganda interna, con un mix di demagogia e imprecisione che un Governo dovrebbe evitare almeno per pudore istituzionale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Partiamo dai fatti. Ceuta e Melilla sono enclave spagnole in territorio nordafricano: sono dunque territorio dell&#8217;Unione Europea, ma soggette a un <span style="color: #333333;"><strong>regime speciale che le esclude d<a style="color: #333333;" href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-e-Melilla.jpeg"><img class="size-full wp-image-34803 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-e-Melilla.jpeg" alt="" width="500" height="374" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-e-Melilla.jpeg 500w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-e-Melilla-300x224.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>allo spazio Schengen</strong></span>. Chi arriva da queste enclave, per attraversare lo stretto verso la Spagna continentale, deve comunque esibire il passaporto. Su questa base, la dichiarazione di Meloni :  &#8220;Stiamo convocando gli organismi preposti, e all&#8217;esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna&#8221; , <span style="color: #333333;">è semplicemente fuori luogo: non esiste uno spazio Schengen &#8220;con la Spagna&#8221; da sospendere per un problema che riguarda un territorio già extra-Schengen</span>.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Il secondo bersaglio polemico è i<span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.open.online/2026/07/31/ceuta-migranti-emergenza-spagna-marocco-31-lug-ultime-notizie-diretta/">l governo Sánchez</a></strong></span>, accusato di aver innescato un &#8220;pull factor&#8221; con la regolarizzazione straordinaria dei migranti attivata alcuni mesi fa. <span style="color: #333333;">Anche questa accusa è demagogia da campagna elettorale</span>: chi arrivasse oggi in Spagna da queste enclave non potrebbe in alcun modo beneficiare di quella regolarizzazione, che richiede una residenza sul territorio spagnolo di almeno cinque mesi a partire dal 1° gennaio 2026.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Il problema, in realtà, è politico prima ancora che migratorio.</strong> <strong>L&#8217;immigrazione resta una delle bandiere identitarie dell&#8217;estrema destra e dei partiti sovranisti</strong></span>, tanto nella politica spagnola quanto sulla scena internazionale, ed è utilizzata sistematicamente per rilanciare narrative securitarie e di chiusura delle frontiere. Non mancano, in questo coro, i settori Maga americani che attribuiscono la crisi di Ceuta alle &#8220;politiche globaliste di estrema sinistra&#8221; del governo spagnolo, criticandone la gestione dei confini; né manca Vox, da sempre sulle barricate contro Sánchez su questo tema.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr"><a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpeg"><img class="wp-image-34805 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpeg" alt="" width="389" height="258" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpeg 676w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-300x199.jpeg 300w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></a>Ma dietro le immagini usate per attaccare il governo spagnolo <span style="color: #333333;"><strong>c&#8217;è una tensione più profonda, quella tra Marocco e Spagna,</strong></span> che la lettura interna alla politica spagnola tende a oscurare. Il Marocco non risulta essere intervenuto per arrestare o contenere la pressione migratoria verso l&#8217;enclave; anzi, la narrazione marocchina avrebbe favorito l&#8217;assalto alle stazioni ferroviarie che collegano la zona al nord del paese, portando verso Ceuta non solo popolazione marocchina &#8211; inclusi molti giovani &#8211; ma anche cittadini subsahariani da tempo in stallo in Marocco, in attesa di nuove opportunità.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr"><span style="color: #333333;"><strong>Non è un caso, in questo quadro, che Washington abbia ribadito il proprio sostegno storico e strategico al Marocco, continuando a finanziarne la sicurezza e la cooperazione militare:</strong></span> la crisi di Ceuta si gioca anche su questo tavolo, quello degli equilibri geopolitici tra Rabat, Madrid e Washington , un tavolo che la propaganda interna, sia italiana sia spagnola, preferisce non nominare.</p>
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		<title>18 Luglio &#8211; Nelson Mandela Day</title>
		<link>https://timeforafrica.it/18-luglio-nelson-mandela-day/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 15:09:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[mandela day]]></category>
		<category><![CDATA[sudafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Udine c&#8217;è un&#8217;area verde intitolata a Nelson Mandela. Ed è già più di quanto molte città possano dire. Ma...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="auto"><span style="color: #333333;"><strong>A Udine c&#8217;è un&#8217;area verde intitolata a Nelson Mandela.</strong></span></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="auto">Ed è già più di quanto molte città possano dire. Ma è anche, onestamente, il punto in cui ci si è fermati.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="auto">Nessun evento. Nessun approfondimento pubblico. Nessun momento — nemmeno oggi, nel giorno dedicato proprio a lui — in cui la città si sia presa la briga di raccontare <em>chi</em> fosse Mandela, oltre il nome su un cartello.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="auto">Perché intitolare un luogo è un gesto simbolico. Ma il simbolo, da solo, rischia di diventare un alibi: mettiamo una targa, ci sentiamo a posto, e la sostanza — la lotta contro l&#8217;ingiustizia, la costruzione di una società più equa, il lavoro quotidiano e scomodo che Mandela ha incarnato — resta fuori dalla porta. Mandela non ha passato 27 anni in carcere per avere un parco. Ha lottato perché la dignità delle persone non dipendesse da dove sono nate o dal colore della loro pelle.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="auto">Onorarlo davvero significherebbe portare quella domanda dentro le scelte quotidiane di una città: come trattiamo chi è ai margini? Che spazio diamo alle comunità straniere che vivono qui? Che welfare costruiamo per chi resta indietro?</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="auto"><span style="color: #333333;"><strong>Una via verde è un inizio. Ma un nome su una targa, senza il pensiero che lo ha generato, è solo un nome.</strong></span></p>
<p dir="auto">
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		<title>Sudafrica: quando la povertà cerca un nemico invece che le cause</title>
		<link>https://timeforafrica.it/sudafrica-quando-la-poverta-cerca-un-nemico-invece-che-le-cause/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 18:42:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[African Village]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[sudafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sudafrica: quando la povertà cerca un nemico invece che le cause Negli ultimi mesi il Sudafrica è attraversato da una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="letter-spacing"><strong><span style="color: #ff6600;">Sudafrica: quando la povertà cerca un nemico invece che le cause<a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/3249487ee55db772b80a1977b25374f1a21984f6.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-34760" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/3249487ee55db772b80a1977b25374f1a21984f6.jpg" alt="" width="1023" height="575" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/3249487ee55db772b80a1977b25374f1a21984f6.jpg 1023w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/3249487ee55db772b80a1977b25374f1a21984f6-300x169.jpg 300w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/07/3249487ee55db772b80a1977b25374f1a21984f6-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></a></span></strong></span></p>
<p>Negli ultimi mesi il Sudafrica è attraversato da una nuova ondata di violenza xenofoba. Da Johannesburg a Durban, da Pretoria a Cape Town, cortei di manifestanti anti-immigrati marciano al grido di “Mabahambe” — “devono andarsene” — arrivando a compiere “arresti” e controlli documenti senza alcuna autorità legale per farlo. Negozi di proprietà straniera sono stati assaltati, persone cacciate dalle loro case, e diversi migranti sono stati uccisi. A Mossel Bay le case di alcuni migranti sarebbero state distrutte negli attacchi, e a Pietermaritzburg un uomo malawiano è stato ucciso da una folla, costringendo centinaia di persone a rifugiarsi in chiese e moschee.</p>
<p>Dietro la protesta ci sono movimenti come Operation Dudula e March and March, che si presentano come risposta alla disoccupazione, alla criminalità e al collasso dei servizi pubblici. Ma i numeri raccontano una storia più complessa di quella che i loro slogan suggeriscono: il tasso di disoccupazione sudafricano ha toccato il 32% nei primi mesi del 2026, con 350.000 posti di lavoro persi e i giovani i più colpiti — un dato strutturale che nessuna deportazione di massa può risolvere. Né la disoccupazione né la criminalità possono essere attribuite unicamente all&#8217;immigrazione, ma derivano piuttosto da anni di stagnazione economica e cattiva gestione governativa.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Chi soffia sul fuoco</strong></span></p>
<p>Un&#8217;inchiesta della testata investigativa sudafricana Daily Maverick ha mostrato quanto poco spontanea sia questa ondata: un singolo cluster online legato a Operation Dudula ha generato oltre un terzo di tutti i contenuti anti-immigrati analizzati, pur rappresentando una minoranza degli utenti — un segnale tipico di comunicazione coordinata e non di indignazione popolare diffusa. Appelli per persone scomparse si sono progressivamente fusi con hashtag come #Abahambe e #PutSouthAfricansFirst, trasformando il dolore reale di alcune famiglie in propaganda contro un intero gruppo di persone.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Il capro espiatorio e la sua funzione</strong></span></p>
<p>È una dinamica che Time For Africa conosce bene, perché la incontriamo — capovolta — anche nel modo in cui l&#8217;Europa guarda ai migranti africani: quando le disuguaglianze strutturali non trovano risposta politica, la rabbia sociale ha bisogno di un bersaglio visibile, e i più vulnerabili — spesso altrettanto poveri, altrettanto esclusi — diventano il bersaglio più a portata di mano. Diversi analisti sudafricani lo dicono con chiarezza: i gruppi vigilantes si nutrono delle frustrazioni del paese, della regressione dei diritti socioeconomici e della mancata risposta alle disuguaglianze ereditate dall&#8217;apartheid — non della presenza degli immigrati in sé.</p>
<p>Non è un caso isolato sudafricano: è la stessa logica che, con altri nomi, attraversa molte democrazie in difficoltà economica — compresa l&#8217;Europa.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Un&#8217;altra voce, dal basso</strong></span></p>
<p>Ma il Sudafrica non è solo questo. A Tembelihle, insediamento informale alla periferia di Johannesburg, circa 300 residenti si sono riuniti su iniziativa di un comitato di quartiere che si oppone da tempo alla violenza xenofoba, proprio per disinnescare la tensione prima che esplodesse. È un dettaglio che i titoli internazionali raccontano appena, ma che a Time For Africa interessa moltissimo: dentro le comunità più povere, quelle più esposte alla propaganda del “nemico straniero”, esistono anche reti di solidarietà che scelgono la reciprocità invece della caccia al capro espiatorio.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Perché ci riguarda</strong></span></p>
<p>Da anni Time For Africa lavora sul principio che la povertà non si combatte contrapponendo poveri a poveri, ma costruendo comunità educanti, welfare generativo, economia della solidarietà. Quello che accade oggi in Sudafrica è un promemoria severo: le disuguaglianze non affrontate non scompaiono, cercano un nemico. Il nostro compito — a Udine come a Maputo,a Lagos o in Zimbabwe — è continuare a offrire un&#8217;altra narrazione possibile: quella della connessione, non della divisione.</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Fonti</strong></span></p>
<ul>
<li>NPR – Fear grows as xenophobia spreads in South Africa — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.npr.org/2026/06/25/nx-s1-5866241/they-can-kill-you-immigrants-fear-a-surge-in-xenophobic-violence-in-south-africa">https://www.npr.org/2026/06/25/nx-s1-5866241/they-can-kill-you-immigrants-fear-a-surge-in-xenophobic-violence-in-south-africa</a></span></li>
<li>Human Rights Watch – South Africa: New Waves of Xenophobic Attacks —<span style="color: #0000ff;"> <a style="color: #0000ff;" href="https://www.hrw.org/news/2026/05/20/south-africa-new-waves-of-xenophobic-attacks">https://www.hrw.org/news/2026/05/20/south-africa-new-waves-of-xenophobic-attacks</a></span></li>
<li>Al Jazeera – Migrants in South Africa fear violence ahead of June 30 deadline — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.aljazeera.com/news/2026/6/30/migrants-in-south-africa-fear-violence-ahead-of-june-30-deadline">https://www.aljazeera.com/news/2026/6/30/migrants-in-south-africa-fear-violence-ahead-of-june-30-deadline</a></span></li>
<li>Al Jazeera – Why are anti-migrant attacks increasing in South Africa? — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.aljazeera.com/news/2026/5/23/why-are-anti-migrant-attacks-increasing-in-south-africa">https://www.aljazeera.com/news/2026/5/23/why-are-anti-migrant-attacks-increasing-in-south-africa</a></span></li>
<li>CNN – &#8216;Leave or return in a coffin&#8217;: The threat driving migrants out of South Africa — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.cnn.com/2026/06/29/africa/south-africa-anti-migrant-deadline-intl">https://www.cnn.com/2026/06/29/africa/south-africa-anti-migrant-deadline-intl</a></span></li>
<li>The Conversation – South Africans are far less tolerant of migrants than before — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://theconversation.com/south-africans-are-far-less-tolerant-of-migrants-than-before-hotspots-drivers-and-solutions-282389">https://theconversation.com/south-africans-are-far-less-tolerant-of-migrants-than-before-hotspots-drivers-and-solutions-282389</a></span></li>
<li>Daily Maverick – How South Africa&#8217;s xenophobic online machine was rebooted in 2026 — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.dailymaverick.co.za/article/2026-06-01-how-south-africas-xenophobic-online-machine-was-rebooted-in-2026/">https://www.dailymaverick.co.za/article/2026-06-01-how-south-africas-xenophobic-online-machine-was-rebooted-in-2026/</a></span></li>
<li>ACCORD – Pan-Africanism and Operation Dudula: Youth Activism in an Era of Xenophobia — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.accord.org.za/conflict-trends/exploring-the-ideology-of-pan-africanism-and-operation-dudula-in-south-africas-political-landscape-youth-activism-in-an-era-of-xenophobia/">https://www.accord.org.za/conflict-trends/exploring-the-ideology-of-pan-africanism-and-operation-dudula-in-south-africas-political-landscape-youth-activism-in-an-era-of-xenophobia/</a></span></li>
<li>SIHMA – Xenophobic Vigilantism and the Struggle for Migrant Rights in South Africa — <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://sihma.org.za/Blog-on-the-move/xenophobic-vigilantism-and-the-struggle-for-migrant-rights-in-south-afric?lang=en">https://sihma.org.za/Blog-on-the-move/xenophobic-vigilantism-and-the-struggle-for-migrant-rights-in-south-afric?lang=en</a></span></li>
</ul>
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		<title>Sviluppo economico inclusivo: approccio, strumenti e buone pratiche</title>
		<link>https://timeforafrica.it/sviluppo-economico-inclusivo-approccio-strumenti-e-buone-pratiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 12:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo umano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un webinar per chi crede che lo sviluppo si costruisca insieme 5 giugno 2026 · ore 11:00 · Online Come...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold"><span style="color: #333333;"><strong>Un webinar per chi crede che lo sviluppo si costruisca insieme</strong></span></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span style="color: #333333;"><strong>5 giug<a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3.png"><img class="size-medium wp-image-34743 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3-212x300.png" alt="" width="212" height="300" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3-212x300.png 212w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3-724x1024.png 724w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3-768x1086.png 768w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3-1086x1536.png 1086w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/06/Webinar-Sviluppo-economico-inclusivo-v.3.png 1414w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>no 2026 · ore 11:00 · Online</strong></span></p>
<p class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold"><span style="color: #333333;"><strong>Come partecipare</strong></span></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La partecipazione è <strong>gratuita</strong> e aperta a tutti, previa iscrizione.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span style="color: #0000ff;">👉 <strong><a class="underline underline underline-offset-2 decoration-1 decoration-current/40 hover:decoration-current focus:decoration-current" style="color: #0000ff;" href="https://forms.office.com/pages/responsepage.aspx?id=Qm7au0NNzUKdkAbgfve6-fhPfKtTq5ZBnoDgk6jzHuVUNjQ4WjlUWFlDREpCOVRXVVZKV0ZPRzAwSy4u&amp;route=shorturl">Iscriviti qui</a></strong></span></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">C&#8217;è una domanda che accompagna da sempre il lavoro di chi si occupa di cooperazione internazionale e sviluppo di comunità: è possibile generare cambiamento economico reale senza partire da ciò che una comunità già possiede? La risposta, per chi lavora sul campo, è quasi sempre la stessa: no. Non si tratta di portare soluzioni dall&#8217;esterno. Si tratta di creare le condizioni perché le risorse già presenti — i saperi, le reti, le pratiche, le relazioni — possano esprimersi e trasformarsi in economia, autonomia, coesione sociale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">È attorno a questa convinzione che <strong>Time for Africa OdV</strong> ha costruito, nel corso di trent&#8217;anni di lavoro in Africa e in Italia, un approccio preciso allo sviluppo economico inclusivo. Un approccio che vuole condividere, discutere e mettere alla prova in un appuntamento aperto a tutti.</p>
<p class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold"><span style="color: #333333;"><strong>Di cosa parleremo</strong></span></p>
<p class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">Un&#8217;occasione per ragionare insieme — tra operatori, ricercatori, progettisti e chiunque abbia a cuore il tema — su cosa significhi davvero promuovere uno sviluppo che non lasci indietro nessuno.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">I temi al centro dell&#8217;incontro:</p>
<ul class="[li_&amp;]:mb-0 [li_&amp;]:mt-1 [li_&amp;]:gap-1 [&amp;:not(:last-child)_ul]:pb-1 [&amp;:not(:last-child)_ol]:pb-1 list-disc flex flex-col gap-1 pl-8 mb-3">
<li class="font-claude-response-body whitespace-normal break-words pl-2">Cosa intendiamo per <strong>risorse locali e cultura materiale</strong> come leve di sviluppo</li>
<li class="font-claude-response-body whitespace-normal break-words pl-2">Gli <strong>strumenti metodologici</strong> per leggere una comunità prima di intervenire</li>
<li class="font-claude-response-body whitespace-normal break-words pl-2">Il confine sottile tra <strong>autonomia e dipendenza</strong> nei progetti di cooperazione</li>
<li class="font-claude-response-body whitespace-normal break-words pl-2">Come si costruisce la <strong>sostenibilità</strong> di un intervento fin dalle prime fasi</li>
<li class="font-claude-response-body whitespace-normal break-words pl-2">Le connessioni tra esperienze internazionali e realtà locali, anche nel contesto del <strong>Friuli Venezia Giulia</strong></li>
</ul>
<p class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold"><span style="color: #333333;"><strong>Perché partecipare</strong></span></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Perché lo sviluppo inclusivo non è un tema astratto. È una pratica quotidiana, fatta di scelte metodologiche, di ascolto, di errori e aggiustamenti. E le buone pratiche — quelle vere, maturate sul campo — meritano di circolare, essere discusse, contaminarsi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Il webinar non sarà una serie di presentazioni calate dall&#8217;alto. Sarà uno spazio di confronto aperto, in cui le esperienze concrete diventano materiale di riflessione collettiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://timeforafrica.it/sviluppo-economico-inclusivo-approccio-strumenti-e-buone-pratiche/">Sviluppo economico inclusivo: approccio, strumenti e buone pratiche</a> proviene da <a href="https://timeforafrica.it">TimeForAfrica</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sostieni Biblioteca in Jazz. Dona su www.eppela.com/projects/12930</title>
		<link>https://timeforafrica.it/sostieni-biblioteca-in-jazz-dona-su-www-eppela-com-projects-12930/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 15:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca dell'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Biblioteca in Jazz: sei anni di musica, comunità e rinascita. Sosteniamo insieme la sesta edizione C’è un luogo a Udine,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://timeforafrica.it/sostieni-biblioteca-in-jazz-dona-su-www-eppela-com-projects-12930/">Sostieni Biblioteca in Jazz. Dona su www.eppela.com/projects/12930</a> proviene da <a href="https://timeforafrica.it">TimeForAfrica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6><span class="" style="color: #333333;">Biblioteca in Jazz: sei anni di musica, comunità e rinascita. Sosteniamo insieme la sesta edizione</span></h6>
<p class="ds-markdown-paragraph"><span class="">C’è un luogo a Udine, nel cuore di Borgo Stazione, dove la narrazione dominante parla di degrado e periferia. E poi c’è un’altra storia, quella che </span><strong><span class="">Time for Africa</span></strong><span class=""> riconosce e sostiene: una storia di persone, di incontro, di bellezza che germoglia dal basso.</span></p>
<p class="ds-markdown-paragraph"><span class="">Nasce da qui </span><span style="color: #333333;"><strong><span class="">“Biblioteca in Jazz”</span></strong></span><span class="">, giunto alla sua </span><span style="color: #333333;"><strong><span class="">sesta edizione</span></strong></span><a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Biblio-in-jazz-2026.jpg"><img class="size-medium wp-image-34738 alignleft" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Biblio-in-jazz-2026-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a><span class="">: quattro martedì di giugno in cui Spazio35 (in via Percoto 6) si trasforma in un salotto a cielo aperto. Non un festival con grandi palchi o sponsor, ma una sedia, un albero e qualcuno che suona. Il jazz come linguaggio autentico, non come sottofondo</span></p>
<pre><span style="color: #333333;"><strong><span class="">Perché sostenere questo progetto?</span></strong></span></pre>
<p class="ds-markdown-paragraph"><span class="">Perché ogni anno, chi abita Borgo Stazione costruisce con le proprie mani un evento che restituisce dignità e speranza al quartiere. La biblioteca diventa cuore pulsante di rigenerazione culturale, luogo dove bambini, giovani e anziani si incontrano. La musica rompe l’isolamento e crea legami veri. </span><strong><span class="">Biblioteca in Jazz</span></strong><span class=""> è la prova che un’altra narrazione è possibile. Ed è per questo che </span><strong><span class="">Time for Africa</span></strong><span class=""> sceglie di sostenerlo: perché crediamo nella forza delle comunità locali che si rialzano, si raccontano e si prendono cura degli spazi comuni, proprio come accade nei progetti che portiamo avanti in Africa e in Italia</span></p>
<pre><span style="color: #333333;"><strong><span class="">La campagna su Eppela</span></strong></span></pre>
<p class="ds-markdown-paragraph"><span class="">Il progetto ha bisogno di raggiungere </span><strong><span class="">1.500 euro</span></strong><span class=""> per realizzare la rassegna. Al momento mancano ancora </span><strong><span class="">26 giorni</span></strong><span class=""> e ogni contributo – anche di soli 10 euro – fa la differenza. Puoi donare in modo sicuro sulla piattaforma Eppela al link:</span><br />
<span style="color: #0000ff;"><span class="">👉 </span><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.eppela.com/projects/12930" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span class="">www.eppela.com/projects/12930</span></a></strong></span></p>
<p class="ds-markdown-paragraph"><span class="">Due persone hanno già donato nei giorni scorsi. Ora tocca a noi, come comunità di Time for Africa, spingere questo piccolo grande evento oltre ogni confine</span></p>
<pre><span style="color: #333333;"><strong><span class="">Un invito a credere nella bellezza quotidiana</span></strong></span></pre>
<p class="ds-markdown-paragraph"><span class="">Non serve un gesto eroico: basta voler ascoltare un’altra storia. Con la tua donazione aiuterai a pagare i musicisti, allestire gli spazi, accogliere chi altrimenti non avrebbe accesso alla musica dal vivo. In cambio riceverai la gratitudine di un intero quartiere e la consapevolezza di aver scelto la cultura come strumento di cambiamento.</span></p>
<p class="ds-markdown-paragraph"><strong><span class="">Time for Africa</span></strong><span class=""> è da sempre ponte tra mondi e memorie. Ora tendiamo questo ponte verso Borgo Stazione. <span style="color: #333333;"><strong>Perché il jazz, come l’Africa, è fatto di ritmi che uniscono, di storie che si intrecciano, di resistenza e rinascita.</strong></span></span></p>
<p>Il Programma<span style="color: #0000ff;"><strong> <a style="color: #0000ff;" href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Biblio-in-jazz-2026.pdf">Biblio in jazz 2026</a></strong></span></p>
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		<title>Senegal: quando il &#8220;cambiamento&#8221; si divide in due</title>
		<link>https://timeforafrica.it/senegal-quando-il-cambiamento-si-divide-in-due/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 11:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[African Village]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://timeforafrica.it/?p=34734</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il presidente Faye ha destituito il primo ministro Sonko. Ma chi tradisce il mandato popolare del 2024? Nella notte tra...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bassirou_Diomaye_Faye#:~:text=Bassirou%20Diomaye%20Diakhar%20Faye%20(in,Senegal%20dal%202%20aprile%202024.">Faye</a></strong></span> ha destituito il primo ministro <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ousmane_Sonko#:~:text=Ousmane%20Sonko%20(in%20wolof%20Usmaan,presidenza%20di%20Bassirou%20Diomaye%20Faye.">Sonko</a></strong></span>. Ma chi tradisce il mandato popolare del 2024?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella notte tra il 22 e il 23 maggio 2026, un decreto letto in televisione ha spaccato quello che sembrava un progetto politico indistruttibile. Il presidente <span style="color: #333333;"><strong>Bassirou Diomaye Faye</strong></span> ha destituito il primo ministro <span style="color: #333333;"><strong>Ousmane Sonko</strong></span> e sciolto l&#8217;intero governo. Due anni dopo la vittoria storica che li aveva portati insieme al potere, i simboli del &#8220;cambiamento&#8221; senegalese si ritrovano su fronti opposti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808080;">La storia è nota: Sonko, fondatore del partito Pastef — <em>Patriotes Africains du Sénégal pour le Travail, l&#8217;Éthique et la Fraternité</em> — era stato escluso dalla corsa presidenziale del 2024 per una condanna per diffamazione considerata da molti politicamente motivata. Aveva allora sostenuto il suo compagno di lotta Faye, che aveva vinto le elezioni con lo slogan <em>&#8220;Diomaye è Sonko&#8221;</em>. Un&#8217;identità condivisa, un mandato popolare che sembrava inscindibile.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333333;"><strong>&#8220;Ce soir je dormirai le cœur léger à la cité Keur Gorgui.&#8221;</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333333;"><strong><cite>— Ousmane Sonko su X, poche ore dopo la destituzione</cite></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La frattura ha radici reali. Le divergenze si sono accumulate su tre fronti: la gestione della crisi del debito (il FMI ha congelato 1,8 miliardi di dollari di aiuti), il rifiuto di Sonko di aumentare i prezzi dei carburanti per contenere il deficit, e — forse soprattutto — una riforma della legge elettorale che avrebbe aperto a Sonko la strada per la presidenza nel 2029. Faye si è rifiutato di firmarla, parlando di norme &#8220;costruite attorno a un singolo individuo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle piazze di Dakar e delle principali città senegalesi, la risposta è stata immediata. Migliaia di giovani sono scesi in strada in segno di solidarietà con l&#8217;ex premier. Le voci che circolano nei quartieri popolari parlano di tradimento, di un presidente che si sta avvicinando alle logiche dell&#8217;establishment che diceva di combattere. Ma si sentono anche voci diverse: chi ritiene che Faye stia cercando di governare davvero, senza essere ostaggio dell&#8217;ingombrante figura del fondatore del movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è certo è che il Pastef controlla ancora l&#8217;Assemblea nazionale. Sonko ha ancora il suo popolo. E il Senegal — uno dei paesi storicamente più stabili dell&#8217;Africa occidentale — si trova davanti a una biforcazione. Non è una crisi istituzionale. È una crisi di visione: chi decide cos&#8217;è il cambiamento, e per chi.</p>
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		<title>Progetto Arce Comunità Educanti a Sapori di ProLoco</title>
		<link>https://timeforafrica.it/progetto-arce-comunita-educanti-a-sapori-di-proloco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ARCE partecipa alla festa delle ProLoco di VillA manin a Passariano 23 e 24 maggio Con un&#8217;attenzione speciale al territorio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: center;"><span dir="auto">ARCE partecipa alla festa delle ProLoco di VillA manin a Passariano </span><span style="letter-spacing: 0.05em;">23 e 24 maggio</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto"><a href="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026.jpg"><img class="size-medium wp-image-34732 alignright" src="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026-300x300.jpg 300w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026-1024x1024.jpg 1024w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026-150x150.jpg 150w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026-768x768.jpg 768w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026-256x256.jpg 256w, https://timeforafrica.it/wp-content/uploads/2026/05/Sapori-Pro-loco-2026.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Con un&#8217;attenzione speciale al territorio e alla dimensione di comunità, ARCE partecipa alla </span><strong><span dir="auto">festa delle ProLoco di Villmanin a Passariano (Codroipo)</span></strong><span dir="auto"> , un momento di incontro e valorizzazione delle realtà locali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Il progetto, infatti, vede </span><strong><span dir="auto">UNPLI — Unione Nazionale Pro Loco d&#8217;Italia</span></strong><span dir="auto"> come partner strategico: le Pro Loco portano nel percorso la loro esperienza nella </span><strong><span dir="auto">valorizzazione delle tradizioni locali</span></strong><span dir="auto"> , del </span><strong><span dir="auto">turismo culturale</span></strong><span dir="auto"> e della </span><strong><span dir="auto">vita di comunità</span></strong><span dir="auto"> , elementi fondamentali per costruire ambienti educativi inclusivi e capaci di dare speranza alle nuove generazioni.</span></p>
<p>Saremo presenti con un banchetto informatvo nelel due giornate del 23 e 24 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">ARCE — Comunità Educanti inclusivi e solidali: un progetto nazionale per costruire speranza</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Nel periodo post-pandemia, in Italia cresce il disagio psico-sociale tra bambini e adolescenti. Secondo </span><strong><span dir="auto">OMS e UNICEF</span></strong><span dir="auto"> , </span><strong><span dir="auto">1 giovane su 7</span></strong><span dir="auto"> (tra i 10 ei 19 anni) presenta un disturbo psichiatrico. Inoltre, molti ragazzi si sentono esclusi dalle decisioni: solo </span><strong><span dir="auto">il 18%</span></strong><span dir="auto"> dichiara di sentirsi coinvolto nelle scelte istituzionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Da qui nasce </span><strong><span dir="auto">ARCE — Comunità Educanti inclusivi e solidali</span></strong><span dir="auto"> , un progetto nazionale che intende ripristinare ai giovani </span><strong><span dir="auto">voce, protagonismo e speranza</span></strong><span dir="auto"> , costruendo comunità capaci di educare, includere e rigenerare il tessuto sociale dei territori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">Un&#8217;azione in rete su tutto il territorio nazionale</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">ARCE durerà </span><strong><span dir="auto">18 mesi</span></strong><span dir="auto"> e coinvolgerà </span><strong><span dir="auto">19 regioni italiane</span></strong><span dir="auto"> grazie alla collaborazione di </span><strong><span dir="auto">13 organizzazioni partner</span></strong><span dir="auto"> . I destinatari previsti sono </span><strong><span dir="auto">670+</span></strong><span dir="auto"> , con il coinvolgimento di </span><strong><span dir="auto">50 scuole</span></strong><span dir="auto"> .</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Il progetto costruisce una rete nazionale del Terzo Settore che unisce </span><strong><span dir="auto">scuole, famiglie, enti locali e istituzioni culturali</span></strong><span dir="auto"> , per rispondere in modo più efficace alle fragilità giovanili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">I tre pilastri del progetto</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">ARCE si sviluppa attraverso tre direttrici principali:</span></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">Educazione inclusiva</span></strong></span><span dir="auto"> : ridurre le disuguaglianze</span></li>
<li><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">Città inclusive</span></strong></span><span dir="auto"> — rafforzare connessioni e opportunità educative nei territori</span></li>
<li><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">Costruzione di comunità educative</span></strong></span><span dir="auto"> — rendere i giovani protagonisti, valorizzando la partecipazione civile</span></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Il progetto collega le attività a tre </span><span style="color: #333333;"><strong><span dir="auto">obiettivi SDG</span></strong><span dir="auto"> : </span><strong><span dir="auto">SDG 4, SDG 10 e SDG 11</span></strong><span dir="auto"> .</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://timeforafrica.it/progetto-arce-comunita-educanti-a-sapori-di-proloco/">Progetto Arce Comunità Educanti a Sapori di ProLoco</a> proviene da <a href="https://timeforafrica.it">TimeForAfrica</a>.</p>
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