Sliman Mansour è venuto a mancare ieri, 24 agosto, all’età di 79 anni. Con la sua scomparsa, la Palestina perde uno dei suoi artisti più rappresentativi, e il mondo dell’arte un testimone che per oltre cinquant’anni ha trasformato la pittura in un atto di resistenza e di memoria.
Un pittore, una nazione
Nato a Birzeit nel 1947, Mansour ha attraversato l’intera storia contemporanea della Palestina raccontandola attraverso i suoi quadri: i volti dei contadini, le donne che portano ceste di frutta sul capo, i paesaggi collinari della Cisgiordania, le porte e le finestre di Gerusalemme.
La sua opera più celebre, “Camel of Hardships” (Il cammello dei sacrifici), è diventata negli anni una delle immagini simbolo della resistenza culturale palestinese: un uomo curvo sotto il peso di Gerusalemme, portata come un fardello e insieme come una promessa.
Negli anni ’70 e ’80, Mansour è stato tra i protagonisti della nascita di un movimento artistico palestinese autonomo, che rifiutava i materiali e i codici imposti dall’occupazione per affermare un’identità visiva propria — utilizzando persino fango, henné e caffè al posto dei colori, quando le autorità israeliane arrivarono a proibire l’uso dei colori della bandiera palestinese nelle opere d’arte. Le sue opere sono state sequestrate, censurate, e lui stesso più volte fermato: la pittura, per Mansour, non è mai stata un gesto neutro, ma una forma di resistenza quotidiana.
L’impegno che continua
Proprio in questi giorni, insieme all’Arca della Pace e a Time For Africa, stiamo lavorando all’organizzazione di una mostra a Udine dedicata alle sue opere, sostenuta da una campagna di crowdfunding per l’acquisto delle stampe da esporre. Un progetto nato prima di questa notizia, che ora assume un significato ulteriore: non solo un omaggio, ma un modo concreto per continuare a far conoscere il suo sguardo sulla Palestina e per sostenere la resistenza culturale di un popolo.
Le informazioni sulla mostra e sulla campagna di crowdfunding saranno pubblicate a breve su questo sito.
La sua arte resta, e con essa l’impegno di chi crede che la cultura sia una delle forme più potenti per custodire la dignità di un popolo.
